Attenzione! Nuovo blog!

Miei eterei lettori,

siete tantissimi ma purtroppo troppo divisi.. desidero riunirvi tutti in un solo blog, pertanto vi chiedo di iscrivervi a http://www.quadernidilaura.wordpress.com.
Sto già prediligendo il nuovo blog come canale principale, tanto da pubblicare qui solo la copia del materiale usato nell’altro blog.

Sono sempre io ma stavolta con il mio vero nome, le mie avventure verranno raccontate con lo stesso stile, quindi se volete continuare a restare con me – e davvero lo spero! – passate di là: vi aspetto sui miei Quaderni!

Voglio ringraziarvi, senza i vostri commenti e i vostri consigli la mia pagina sarebbe stata solo un diario solitario mentre ora è un punto di raccolta di idee ed emozioni.. grazie, di cuore!!

Un giorno di pioggia

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Ero troppo abituata al sole, a queste ultime giornate adorabili: fredde e luminose.
Ma oggi svegliandomi ho sentito la pioggia battere sulle tapparelle abbassate, il giardino era lucido e il cielo immobile. La pioggia ha il potere di chiuderci in una scatola con i nostri pensieri.
Sono una figlia della primavera, nata agli inizi di giugno, quando il tempo (escludendo gli ultimissimi anni) si fa mite e i boschi odorano tutti.
Mi rallegra la primavera. Spasimo per l’autunno. Non amo l’estate con quel sole a picco che mi brucia la pelle e manda a k.o. la mia pressione, che non mi fa respirare impedendomi di godere appieno della natura rigogliosa.
Dico sempre che mi piace l’inverno e non solo perché inverno è Natale.

Immaginate di camminare lungo una stradina di un paesino di montagna.
Il freddo è pungente, ma noi siamo coperti bene e non ci infastidisce.
Respirate l’odore dell’aria, sentite? E’ legna bruciata, viene da uno di quei camini in fondo alla via.
Guardate gli alberi: alcuni sono spogli, è vero, ma che sfumature meravigliose prendono quegli abeti con la luce del crepuscolo? Toni di verde e marrone che non si possono proprio descrivere.
Alcune ombre, tra le montagne, sembrano addirittura blu.
C’è silenzio, l’atmosfera è un po’ magica, riporta dei ricordi lontani, forse neanche nostri; posti sperduti padroni di un altro tempo, racconti fiabeschi e a volte un po’ di malinconia.. ma di quella dolce, quella che ci fa fare un sospiro che si perde in una nuvoletta e vola via ad avvolgere le cime più alte di una nebbiolina fatata.

Oggi non sono in montagna, ma l’inverno mi piace lo stesso.
Guardo fuori, le pietre del vialetto sono più luminose, l’erba è più lucente, i miei ciclamini si dissetano.
Finalmente posso fermarmi, decidere di non affannarmi con le incombenze domestiche, pensare a me e coccolarmi un po’.
Sceglierò un bel libro, mi metterò comoda con un cuscino o due e una tazza à pois di tè alla vaniglia.
Mancherebbe solo un gatto accovacciato sulle mie ginocchia e i ronron delle sue fusa, ma il suono lieve e delicato della pioggia che riga i vetri del mio salotto sarà una colonna sonora perfetta.

Decisamente oggi il cielo è una larga pagina bianca su cui la pioggia scrive le meraviglie che le gocce vedono, cadendo.

Ma che saldi dici?

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Essendo una vetrinista in erba nonché una shopaholic di prima categoria, durante il mese di dicembre con la scusa di studiare le decorazioni dei vari negozi della città, registravo anche molto bene tutti i capi di abbigliamento più belli in vendita.
Le vie principali e la piazza della città vicino alla quale vivo sono un centro commerciale in piccolo e una sana passeggiata pomeridiana può fare molto bene all’umore e molto male al conto in banca.
Durante il periodo natalizio ho il divieto assoluto di acquistare qualunque cosa per me stessa per non rovinare con possibili doppioni i piani dei miei babbi natale che fanno già fatica a trovare qualcosa che io non abbia già.
Tutto sommato, se ci pensate bene, questo è tutt’altro che un male considerando che subito dopo le feste ci sono i saldi e quindi se non ricevo quello voglio, posso compralo io stessa e a prezzo inferiore.

Ovviamente col passare dei giorni la mia lista mentale si era decisamente estesa, così appena ho potuto mi sono precipitata a soddisfare i miei desideri.
Ma sono stata ampiamente delusa.
Le vetrine erano totalmente cambiate, mostravano dei capi che non avevo mai visto nelle settimane precedenti e all’interno era anche peggio. Materiali scadenti, fantasie per niente in linea con lo stile di quei brand. Un nome per tutti? Liu-Jo.
Me lo avevano detto, me lo dicono sempre che i saldi sono spesso una fregatura ma io ogni anno spero che sia solo una leggenda metropolitana..
Scioccata e avvilita fischio e richiamo il mio fido bancomat che si aggirava scodinzolante tra gli scaffali e lo induco a ritornare nel portafogli.
Torno a casa, accendo il computer e mi faccio consolare dai sempre affidabili siti di vendite private, che con un paio di click:

  1. Ti danno più attenzioni di una commessa qualsiasi – “Bentornata Laura”, “Ci sei mancata, Laura”
  2. Sanno consigliarti seguendo i tuoi gusti – “Forse potrebbe piacerti anche questo articolo”
  3. Ci sono modelle che indossano per te i capi di abbigliamento che stai visionando senza neanche farti attendere o spogliare al freddo in un camerino anonimo con specchi dimagranti
  4. Paghi con carta di credito ma secondo un sistema sicuro, senza nessuno che può spiare il tuo PIN mentre lo digiti alla cassa
  5. Al ritorno non devi neanche spremerti le meningi per ricordarti dove hai parcheggiato la macchina perché hai acquistato in pantofole semisdraiato sul divano con una bella tazza di tè fumante in mano

Certo, molto spesso i tuoi acquisti arrivano dopo un mese, ma non si dice che l’attesa aumenti il desiderio e quindi il piacere?

P.S.
Sul cammino del ritorno ho notato di sfuggita da Bagatt un paio di stivali niente male, credo che domani tornerò a provarli.. in fondo cosa c’è di più bello e appagante che camminare per la città dondolando borse fruscianti colme di nuovi vizi e desideri realizzati?

Regali imbarazzanti

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Il Natale è ripartito, e dopo avermi lasciato tanti bellissimi ricordi, una marea di emozioni, lo spazio libero in salotto per poter riposizionare il papiro gigante e odiosi aghi di pino ovunque, non posso fare a meno di constatare che anche quest’anno mi ritrovo con dei regali che non so proprio da che parte piazzare.
Parlo di quegli oggetti di dubbio gusto che ti fanno fare un esame di coscienza cercando la motivazione per la quale i tuoi cosiddetti amici ti abbiano tanto odiato decidendo di donarteli.

A Natale fa piacere fare almeno un pensierino alle persone che ti stanno accanto durante l’anno. Non mi riferisco ovviamente agli amici stretti o ai parenti, ma a quelle persone che per un verso o per l’altro fanno parte della tua vita e con cui hai un buon rapporto.
Con la nuova politica maturata quest’anno fortunatamente mi sono ritrovata con molti amici e pochi conoscenti, ma ripensando anche agli anni passati, ho sempre trovato qualcosa di carino per loro.
Odio i regali fatti all’ultimo minuto, quelli per cui ti affanni la vigilia correndo come un forsennato da un negozio all’altro, calpestando babbi natale canterini che ti tagliano la strada e cercando qualcosa che possa fare al caso tuo, quel qualcosa che faccia “scena” ma che sia vagamente personalizzato e se possibile poco costoso.
Non che non mi sia mai capitato, anzi.. proprio per questo ho trovato una soluzione geniale: DOLCI.
A chi non fa piacere? Persino a me, che non ne vado pazza, piace di tanto in tanto assaporare un cioccolatino, sgranocchiare un torroncino o mettere in una bella ciotola al centro del tavolino del soggiorno un assortimento di dolcetti avvolti in carte colorate e invitanti (involucri che finiscono immancabilmente accartocciati sotto qualche cuscino del divano per nascondere il misfatto alla bilancia).
Un angolo di carta scintillante, uno scampolo di stoffa, un tondo di pannolenci rosso o un pezzetto di tulle, un bel nastro di raso ed ecco un semplice ma delicato sacchettino porta dolci; che siano cioccolatini comprati al negozio o biscotti fatti a mano, basta aggiungere un bigliettino firmato e.. voit-là! Un piccolo dono senza impegno che fa bella figura, facile da confezionare e che è bello da vedere e soprattutto buono da mangiare.

Ahimè, non sono stata così fortunata.
Avendo anche una casa nuova, sedicenti amici hanno pensato che toccasse a loro aiutarmi ad arredarla (non considerando il mio palpitante cuore da decoratrice) e mi hanno fatto trovare sotto l’albero soprammobili inguardabili, stampe improbabili da incorniciare e persino un oggetto davvero assurdo che non cito perché in fondo sono ancora buona.
Al pensiero di dover sistemare in una stanza quegli oggetti, l’unica che mi viene in mente è la cantina.
Mentre sto per porre fine alle mie sofferenze chiudendo il tutto in una scatola, una vocina diabolica mi sussurra all’orecchio: “E se li riciclassi?”
Non l’ho mai fatto prima, non ho mai regalato a terzi ciò che è stato donato a me, le uniche volte in cui mi sono avvicinata a questa pratica perversa è stato nel comprare qualcosa per me e poi decidere di regalarlo a qualcun altro.
Non sarebbe una cattiva idea se solo quei regali mi piacessero almeno un po’.. ma non vorrei mai che le persone che ricevono quegli oggetti pensassero di me: “Cosa le è successo? Prima aveva buon gusto, perché mi ha regalato questo orrore?”
Improvvisamente decido che quei regali devono smetterla di fare del male alla gente e indossando il mio costume da supereroina (intendo supereroe al femminile, non pensate male!) impacchetto le pietre dello scandalo e le porto al convento della mia città per la pesca di beneficenza imminente.

E se la Sfortuna – che mi è così affezionata – dovesse far capitare come premio uno dei miei pacchetti a chi me l’ha regalato per primo?
Beh, miei eteri lettori, in questo caso credo che lo scoprirei soltanto al prossimo Natale!

Il Natale quando arriva.. deve pure ripartire.

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Domenica ho deciso.
Mi sono alzata con uno scopo preciso stampato in fronte.
Ho preso coraggio, tratto un bel respiro profondo e comunicato solennemente a un Barrabàs insonnolito: “Oggi pomeriggio disfiamo l’albero”.
Gli anni passati, a casa con i miei, non ero così dispiaciuta: mi sembrava che rubasse il mio spazio vitale (e come biasimarmi? Quel pino è alto più di due metri!).
Quest’anno invece, mi si scuciva il cuore pallina dopo pallina.
Sarà che è stato davvero un Natale con i fiocchi..

Casa nuova, decorazioni natalizie nuove.
Agli inizi di novembre io sentivo già profumo di cannella e zenzero ma solo dopo un paio di settimane ne ho accusata una vera necessità fisica e così Barrabàs mi ha accontentata e siamo andati a cercare qualcosa che piacesse ad entrambi. E’ stata una dura ricerca perché siamo partiti con due idee molto differenti ma quando abbiamo trovato l’abbinamento perfetto, siamo stati improvvisamente d’accordo.
Il nostro era un albero verde, con palline bronzee, azzurre, un colore indefinibile tra l’antracite e il blu e argentate; campanelli, qualche decorazione di legno e di feltro fatte da noi, una comprata a NYC durante il nostro viaggio di tre anni fa e una stella in cima che è stata la mia più grande soddisfazione creativa degli ultimi mesi.
Luci soffuse, canzoni a tema e lo Spirito natalizio ha talmente rubato il mio cuore, che mi bastava accenderlo di sera per sentirmi felice.
Sono una gran sentimentale e il Natale è uno di quei momenti in cui non me ne vergogno e posso dare libero sfogo ai miei sentimenti più intimi.

Comunque, il nostro amico piano piano è stato smembrato, legato come un salame e posto in cantina in attesa di ottobre.. d’accordo, d’accordo: novembre prossimo.

E’ stato dopo qualche giorno che non era più tra noi che ho compreso che il mio albero aveva deciso di non abbandonarmi ancora e se inizialmente ne ero contenta, ora comincio ad essere un tantino isterica considerando che trovo aghi di pino.. pure in bagno..

Io non so cucinare – parte II: Dolcetto o scherzetto?

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Io sono la regina dei cupcakes.
Non credete, miei eterei lettori, che io stia peccando di presunzione. Niente affatto, sono del tutto onesta considerando che  i libri di cucina contengono ben poche ricette che io riesca ad eseguire.
Io non so cucinare.
E’ inutile, per quanto ci provi raramente riesco a mettere insieme qualcosa di buono.. mi mancano le basi, mi manca l’occhio, mi manca la voglia di toccare i cibi e la passione nel mescolare ingredienti. Ho sempre paura che mi si bruci tutto e quando guardo nelle pentole mi sembra continuamente che ci sia qualcosa che non va.
(Vedi: https://vitadadisoccupata.wordpress.com/?s=io+non+so+cucinare )
Negli ultimi anni, però, ho affinato la ricetta dei cupcakes.

Quei tortini, così belli e deliziosi, così colorati e invitanti mi hanno indotta a rompere uova (che detesto), a usare bilance e misurini e a imbrattare i muri della cucina con uno strumento malefico chiamato nella mitologia gastronomica con l’appellativo di “frusta elettrica”.
All’inizio della mia avventura, mi sono giustamente sacrificata e immolata per la cucina andando a fare shopping e comprando dei meravigliosi oggetti senza i quali non avrei assolutamente potuto intraprendere la strada dei dolci.
Tornando a casa mi sono ritrovata con: due grembiuli ricamati e con stampe in stile Provence je t’aime, guanti da forno abbinati, pirottini à pois e a tinta unita, una sac à poche professionale, una teglia con 12 “buchi”, una scatoletta con formine di silicone a forma di cuore e tutta una serie di tubetti di coloranti per alimenti e poi… ah sì, gli ingredienti per i cupcakes.
I primi dodici sono stati una tragedia. Seguendo la ricetta passo passo (non potevo certo improvvisare!) ho creato dei mostri zuccherosi che facevano salire la glicemia a 500 solo a guardarli, con la glassa che invece di avvilupparsi in morbide nuvole sopra i tortini, colava inesorabile come lava ardente incollando tutto e rendendo irriconoscibili i miei bellissimi pirottini decorati.
Dopo il primo fallimento, non mi sono abbattuta e ora dopo innumerevoli infornate, infinite sostituzioni nella ricetta iniziale e troppi assaggi dopo, produco dei cupcakes superlativi che farebbero impallidire i pasticceri più famosi. Finché..

Per Halloween, in un noto supermercato, una confezione attira la mia attenzione: preparato per cupcakes al cioccolato con glassa al bubblegum.
Dovevo capire che non dovevo cedere all’abbinamento di quei colori: pirottini arancio, tortini cioccolato e glassa verde. Troppo kitsch, non potevo resistere.
Il preparato per la base era tutto sommato buono e sicuramente più veloce che farli dal principio ma quando ho aperto la busta contenente la polvere per la glassa e ho iniziato ad aggiungere il latte mi sono maledetta dal profondo del cuore.
Sembrava che in quella ciotola fossero state mescolate tutte le bancarelle di zucchero filato, caramelle, frittelle e dolciumi vari del mondo.
Quel tanfo dolciastro si è incollato alle pareti della cucina per giorni e di notte, se facevo attenzione, mi pareva di udire in lontananza la musica di un circo..
Li ho preparati ugualmente.
Alcuni amici hanno anche provato ad assaggiarli. Non sono morti. Ma credo che per riabilitare il mio buon nome debba passare del tempo, mooolto tempo.

Ricetta dei cupcakes classici (non ho un lessico da cuoca, quindi perdonatemi!):

Ingredienti per i cupcakes:
– 150 gr di burro
– 150 gr di zucchero
– 150 gr di farina
– n. 1 cucchiaino di lievito
– n. 1 cucchiaino di sale
– n. 2 uova
– n. 1 cucchiaino di vanillina

Ingredienti per la glassa:
– 40 gr di burro
– 125 gr di zucchero a velo
– n. 1 cucchiaio di latte o succo di frutta

Preriscaldare il forno a 175°.
Mettere a bagnomaria (o in microonde) il burro per ammorbidirlo.
Unire in una terrina tutti gli ingredienti e sbattere con una frusta elettrica per 2/3 minuti.
Infornare per 15 minuti.
Mentre i cupcakes cuociono, preparare la glassa sbattendo tutti gli ingredienti con una forchetta o con una frusta a mano finché il composto da liquido non diventa un po’ pastoso. E’ importante che la glassa non sia troppo morbida, altrimenti non resterà nella forma che gli darete quindi attenti a non mettere più di un cucchiaio di latte (o di succo di frutta).
Far raffreddare completamente i tortini mettendoli, se potete, nell’abbattitore di calore come faccio io, cioè sul balcone al freddo e al gelo e applicare la glassa con una sac à poche.

P.S.
Non usate la sac à poche professionale altrimenti rischiate di passare le successive settimane a tentare di scrostarla. In vendita ci sono delle pratiche siringone con beccucci intercambiabili oppure provate a fare i coni con la carta da forno!

Una fata incidentata

Da qualche anno con la mia compagnia teatrale mettiamo in scena per Natale delle fiabe per i più piccini, da classici come “Il Canto di Natale” di C. Dickens a testi un po’ meno conosciuti ma di grande impatto sentimentale come “La festa di Natale” di C. Collodi.
Quest’anno non poteva andare diversamente e sono stata ingaggiata per portare un po’ di sogno e magia al riparo da babbi natale corridori (ahimè non è una battuta) e zucchero filato e frittelle.
Essendo per la prima volta sola ad affrontare il delicato compito, decido di abbandonare la recitazione classica e di affidarmi al puro racconto trasformandomi in una Fata à pois e aggiungendo un’atmosfera musicale grazie al violino e al pianoforte di due amiche virtuose.

Così, mi accingo a procurami il necessario per lo spettacolo.
Ingredienti:
– n. 1 stanza per lo spettacolo
Ce l’ho!
– n. 1 violinista
Ce l’ho!
– n. 1 pianista
Ce l’ho!
– n. 1 vestito da fata
Ce l’ho, ma devo verificare se c’entro ancora considerato che mi era stato cucito addosso sette e dico sette anni fa
– n. 1 storia da raccontare
Panico.

La letteratura straripa di storie e favole e racconti e filastrocche ma trovare un testo che rispecchi tutti i requisiti non è un’impresa così facile se sei impegnata ad uccidere draghi e se non hai scovato ancora un negozio che venda Tempo.
Così l’unica soluzione rimasta è scriverne una ex novo.
Pensandoci a posteriori forse è più semplice infilare una canna dell’acqua tra le fauci spalancate di un mostro sputafuoco che farsi venire una buona idea.

Fortunatamente il fato aiuta gli audaci e in mio soccorso è giunta T., una grande amica nonché promettente scrittrice che si presenta una sera a casa mia bionda come il sole e armata di volumi e portatile per creare la magia di una storia a suon di macarons, tè alla vaniglia e album di Enya (la colonna sonora giusta è immancabile in casi disperati come il mio).
Primo obiettivo: trovare un oggetto magico.
Iniziamo a guardarci intorno per scovare un oggetto che possa fare al caso nostro.. qualcosa di piccolo ma significativo.. una teiera! No, troppo Cappellaio Matto e Lepre Marzolina. Una scarpa! No, troppo Harry Potter e le sue passaporte.. sembra impossibile ma non riuscivamo a trovare qualcosa che non ci riportasse a qualcosa di già letto.
Estenuate dalle ricerche ci affidiamo alla solidità, alla banalità e alla maneggevolezza di un libro.
Secondo obiettivo: trovare un protagonista.
Considerato il pubblico, decidiamo che il nostro eroe sarà una bambina. Viziata e con un pessimo carattere, così da poterle far fare pure un percorso interiore e portarla alla gentilezza e alla bontà nel corso della storia.
Terzo obiettivo: che messaggio trasmettere?
Essendo Natale, un messaggio di fraternità e amore è più che dovuto.
Così, ambientando la favola in un mondo incantato per comodità, rubacchiando ai più grandi autori passati e presenti (Fratelli Grimm, Carroll, mitologia nordica, Rowling, Fedro..) e cercando di arginare Barrabàs ai confini del nostro “pensatoio”, la nostra fiaba ha preso forma.

Per alcune serate sono stata un tutt’uno con il mio computer finché finalmente ho dato alla stampa le sei pagine più faticose degli ultimi anni.
Ovviamente mi serviva un pubblico su cui testare il mio operato, così mi sono precipitata in salotto con un piatto di biscotti, ho spento la televisione e dato un bel cuscino comodo a Barrabàs intimandolo di ascoltarmi.
La magia è iniziata e pian piano, con cambi di voci e promesse musicali, i personaggi fatati sono saltati fuori dalla storia e sedotto il mio ascoltatore, che sebbene sia un uomo concreto e con i piedi per terra, ha un animo dolce e sognatore.

D’accordo – direte voi – ma il titolo promette un incidente, cos’è successo alla Fata? Forse era troppo grassa e non è entrata nel vestito?
Innanzitutto grazie per fiducia – dico io – nel vestito ci sono entrata benissimo.
Solo che quella dell’incidente parte sì da qui, ma è tutta un’altra storia..

*cL*